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storia della valle
Tutta la storia della valle di Susa sta nella forma, un solco ampio e profondo che regna trasversalmente
le Alpi Occidentali e che pare continuare la pianura pedemontana sino ai piedi delle vette alpine.
Questo invito al passaggio è stato raccolto nei secoli da tutte le popolazioni e da tutti
gli eserciti che hanno dovuto o voluto accedere da occidente nella penisola italiana, e sui
valichi e sul suo fondovalle è transitata buona parte della storia d' Europa.
È stata " CLAUSTRUM ITALIANAE", ovvero "La chiave dell' Italia" per i
cartaginesi di ANNIBALE, per GIULIO CESARE, COSTANTINO, CARLO MAGNO, gli imperatori tedeschi del
SACRO ROMANO IMPERO ed i RE di FRANCIA , sino ai SAVOIA, che proprio dal controllo di questi passi
hanno iniziato il lungo cammino che li ha portati a guidare il Risorgimento.
La sua importanza si misura nello sviluppo di Torino.
Le testimonianze del periodo preistorico sono legate ai due siti di S. VALERIANO e
di
VAIE che conservano l'ambiente in cui si riparavano i
cacciatori raccogliteri che popolavano la valle.
Quanto è stato raccolto è ora conservato nel MUSEO DI
SUSA
e nei musei di Torino.
Poco si conserva dei periodi successivi, alcuni graffiti su roccia e soprattutto l'altare a
coppelle della acropoli di Susa sono i reperti più importanti dell'ETÀ del
FERRO E DEL POPOLAMENTO CELTICO che si sovrappose alle popolazioni precedenti.
Il quadro cambia con la COLONIZZAZIONE ROMANA:
attraverso la valle di Susa viene costruita la pur importante via commerciale romana attraverso le Alpi e
per almeno quattro secoli la valle vive come un'importante frazione dell'impero di cui
restano sei momumenti tra cui spiccano l'arco di Susa, costruita in onore di Augusto e la PORTA DI SAVOIA
( clicca sulla foto a fianco).
Il primo, per l'antichità, la bellezza delle proporzioni e dei suoi rilievi rappresenta
un elemento capitale nello studio della architettura classica.
La valle ritrova importanza con I FRANCHI NEL VIII secolo d.C e poi una grande FIORITURA
ECONOMICA ED ARTISTICA tra il 1000 d. C. e il 1400.
È un cammino tutto segnato da grandi monasteri: probabilmente nessuna parte d'Europa concentra
in così poco spazio tante grandi istituzioni monastiche.
Cominciano i franchi nel 726 d C.. con la creazione della
ABBAZIA DELLA NOVALESA
( clicca sulla foto accanto)
- oggi rinata grazie ai frati che vi sono ritornati una trentina di anni fa -
intorno al 1000 sulla cima della montagna che domina la valle e sulla pianura torinese
viene innalzata l'ABBAZIA DEI S.MICHELE che,
con un termine che ne riassume l'eccellenza, viene detta "LA SACRA".
Su questo monte in duecento anni si accumulano architetture romaniche arditissime
che hanno indotto il Consiglio Regionale a proclamarla il " Monumento simbolo del Piemonte".
A Susa i marchesi arduinici di Torino fondavo nel 1027 l'ABBAZIA DI S.GIUSTO
(clicca sulla foto accanto) che oggi è diventata chiesa cattedrale.
Il suo poderoso ed aereo campanile è un monumento capitale del romanico padano.
In valle si insediano anche i certosini e nella appartata valle di Montebenedetto un'alluvione di oltre cinque secoli fa ci ha conservato una porzione consistente di una certosa del XIII secolo.
Ai margini inferiori della valle, la PRECETTORIA DI S.ANTONIO DI RANVERSO
( clicca sulla foto accanto) conserva stupendi affreschi dei migliori maestri del 1400 piemontese.
Anche la vita civile si arricchisce di monumenti:
I CASTELLI DI AVIGLIANA BRUZOLO S.GIORIO E SUSA
sono i più visibili ed i più noti, ma quasi ogni paesi ha la sua torre od il suo castello,
già restaurato o ancora da valorizzare.
Sopravvivono anche case medioevalei di eccezionale interesse (Susa e Avigliana) senza trascurare le case di
Bussoleno
riprodotte oltre cento anni fa nel Borgo Medioevale
del Valentino a Torino.
In questo periodo Moncenisio diventa "IL GRANDE VALICO" e vede il passaggio di mercanti,
pellegrini e cortei regali.
Alla fine del 1400 cambiano gli assetti politici: i SAVOIA SI INSEDIANO STABILMENTE IN TORINO
spostano il loro centro di potere.
Anche il centro storico di Avigliana rimane cristallizzato nel suo aspetto di città
medioevale che si affaccia sul suo lago.
Cambia anche il quadro della politica europea e cominciano le grandi spedizioni militari
e le guerre europee per il controllo della penisola italiana e sono i re di Francia ad aprirsi
la strada attraverso la valle di Susa.
Sono oltre TRE I SECOLI FUNESTATI DA LUNGHI PERIODI DI GUERRE altemati a periodi di pace troppo brevi.
La valle di Susa diventa una terra di preminente valore strategico.
Non mancano belle chiese barocche come quella di
S. AMBROGIO,
e purtroppo quasi nulla resta della fortezza di Susa, a più grande e poderosa fortezza delle Alpi nel 1700.
NAPOLEONE in persona ne dispone la distruzione ma si preoccupa di viabilità e tra il 1803 ed il
1811 fa costruire attraverso il Moncenisio la prima delle grandi strade carrozzabili attraverso le Alpi.
Da terra strategica per motivi militari rapidamente la valle di Susa diventa terra strategica
per le grandi infrastrutture: non molti decenni dopo, nel 1854 LA FERROVIA RAGGIUNGE SUSA.
Il progetto del traforo del Frejus prende dinamismo e la linea completa viene inaugurata nel 1871,
non senza un parallelo, eroico tentativo di creare una linea che superasse il Moncenisio scavalcando la montagna,
di cui restano interessanti opere.
Lentamente e con molto ritardo rispetto alle altre zone del Piemonte, anche la valle comincia
ad industrializzarsi, e solo negli ultimi due decenni del 1800 che si installano degli stabilimenti
in grado di assorbire una rilevante mano d'opera, venendo a ricercare per i cotonifici una mano
d'opera abbondante che era divenuta ormai scarsa nella periferia torinese.
Le guerre e le trasformazioni hanno cancellato molti gli esempi di archeologia industriale:
restano i COTONIFICI DI BORGONE E DI CHIANOCCO, LE CASE OPERAIE DI BOTTIGLIERA, S.AMBROGIO E CONDOVE
e soprattutto LA CENTRALE DI COLDIMOSSO DI SUSA, uno degli esempi più belli nel suo genere.
Il resto è storia recente: la crescita di infrastrutture e di progetti è andata spesso
in senso opposto alla crescita economica e la saturazione di opere ha raggiunto i suoi punti massimi
con il traforo autostradale e l'autostrada del Frejus.
Ed ora, per conservare la bellezza della valle e la sua vocazione turistica si d fatta strada l'opinione
che occorra tener conto dì quanto il territorio possa sopportare.
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