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IPLA - Sintesi Finale

PREMESSA 

In questo capitolo vengono forniti elementi di giudizio critico sulle attività salienti svolte nell'arco del progetto pluriennale, in termini soprattutto di criteri metodologici adottati. I giudizi sono principalmente rivolti alle attività di monitoraggio, che hanno caratterizzato in modo preponderante l'evoluzione del progetto stesso. Nell'ambito degli argomenti di seguito trattati sono inoltre presentate alcune proposte per la prosecuzione delle attività, limitatamente a quelle che si ritengono più interessanti e che meriterebbero di conseguenza un ulteriore approfondimento. 

 

MONITORAGGIO CHIMICO DELLA QUALITÀ DELL'ARIA

 

Considerazioni metodologiche e proposte di sviluppo 

La determinazione di indicatori descrittivi della qualità dell'aria può essere orientata all'ottimizzazione di diversi aspetti. 

Da un Iato è possibile privilegiare la descrizione della variabilità temporale, con misure continue e frequenti basate su pochi indicatori sensibili; è il caso delle misure previste dalle normative vigenti, basate su inquinanti primari con impiego di stazioni fisse di monitoraggio o laboratori mobili dotati di analizzatori continui. E' possibile in alternativa effettuare determinazioni più fini, con caratterizzazione qualitativa e quantitativa degli inquinanti atmosferici nel particolato solido aerodisperso e nella fase gassosa, concentrando gli sforzi su un ristretto numero di campioni. 

L'esperienza condotta nel corso ella realizzazione del progetto, in collaborazione con i Laboratori di Sanità Pubblica di Grugliasco e Cuneo, suggerisce una soluzione mista per affrontare in modo adeguato una valutazione di impatto del traffico autoveicolare. 

E' infatti evidente come le due soluzioni sopra descritte rappresentino tecniche complementari, e non alternative per una corretta descrizione dell'inquinamento in area extraurbana. 

Le campagne di monitoraggio condotte in valle Susa e nell'area Cuneo- Tenda per la determinazione di sostanze organiche volatili hanno privilegiato la descrizione fine delle caratteristiche del campione, con interessanti risultati di studio di occorrenza, rispetto alla descrizione della variabilità temporale, anche alla luce della complessità delle analisi e della onerosità delle operazioni di campionamento. 

Lo studio di inquinamento da ozono eseguito a Moncenisio, basandosi su un unico indicatore determinabile con sistema continuo di analisi, ha consentito invece la realizzazione di campagne di lunga durata, il confronto sistematico con la situazione meteorologica e la sua evoluzione, la conduzione di campagne parallele basate su bioindicatori. 

Dal punto di vista più strettamente tecnico si possono inoltre formulare le seguenti considerazioni: 

  • il sistema di campionamento per le determinazioni di VOC è basato su una tecnica semplice, pratica, ma tuttora delicata e di conseguenza soggetta a numerosi limiti e ad oneri di natura logistica. Il sistema di prelievo con sacchi in tedlar, sebbene certificato ed affidabile, presenta inconvenienti non trascurabili, come la durata e la stabilità del campione, con necessità di determinazione strumentale in laboratorio in tempi ristretti. Inoltre il sistema pneumatico di campionamento con sistema sequenziale di prelievo ha evidenziato alcuni problemi nel collegamento tra unità di aspirazione e sistemi di captazione, in particolare per campionamenti di lunga durata; 

  • la tecnica di analisi strumentale basata sulla criofocalizzazione del campione diretto di aria e la successiva determinazione gascromatografica è risultata adeguata alle esigenze del progetto e molto valida per I'affidabilità della strumentazione e per la sensibilità analitica, che consente determinazioni quantitative in tracce di inquinanti organici nell'aria; 

  • la determinazione di diversi indicatori organici di qualità dell'aria ha consentito di evidenziare situazioni particolari od anomale, e a tenerle in opportuna considerazione per la descrizione dell'inquinamento; in particolare il rapporto toluene/benzene, come riportato nei capitoli delle relazioni annuali, risulta utile per una valutazione delle sorgenti di inquinamento alternative alle emissioni veicolari. 

  • le campagne di monitoraggio con il laboratorio mobile sono uno strumento fondamentale, in assenza di una rete di centraline fisse progettata ad hoc, per la comprensione della situazione dei diversi siti dal punto di vista dell'inquinamento atmosferico e delle caratteristiche meteorologiche locali; la durata mensile della campagna, con eventuale ripetizione in stagione differente, è garanzia minima per una valutazione basta su parametri chimici di base. 

Le prospettive di sviluppo di indagini finalizzate al monitoraggio ambientale dell'inquinamento atmosferico da traffico veicolare devono, in conclusione, tenere in conto le seguenti linee metodologiche: 

  • caratterizzazione territoriale basata sul coinvolgimento totale delle risorse locali, se esistenti, a livello di reti di monitoraggio chimiche e e meteorologiche, e acquisizione di dati storici di precedenti campagne effettuate con idonea tecnica: 

  • individuazione di agenti chimici "indicatori" e realizzazione di campagne approfondite con mappatura del territorio e, in caso di tecniche di prelievo discontinue, studio della variabilità temporale secondo criteri esplicitati; 

  • progettazione e conduzione di eventuali campagne parallele con impiego di bioindicatori o bioaccumulatori, individuati in funzione degli agenti chimici utilizzati per i monitoraggi tradizionali (ad esempio licheni per i metalli pesanti, piantine di tabacco per l'ozono); 

  • valutazione di fattibilità di studi di dispersione di inquinanti con strumenti modellistica, in base alle risorse esistenti sul territorio a livello di monitoraggio meteorologico. 

BIOMONITORAGGIO DELLA QUALITÀ DELL' ARIA 

 

Considerazioni metodologiche 

L'esperienza di monitoraggio biologico dell'ozono nell'aria, mediante valutazione dei danni indotti su varietà sensibili di piante adulte di tabacco (cfr. cap. 2.3.2 5° Anno), è stata condotta interamente dall'IPLA nel 5° anno di progetto e ha riguardato la Valle di Susa: stazioni di Salbertrand-ex vivaio a fondovalle presso l'autostrada A32, Alpe Le Selle in quota nel Parco del Gran Bosco di Salbertrand, Moncenisio-ingresso paese in concomitanza con il rilevamento strumentale dell'ozono da parte del L.S.P. di Grugliasco. 

Per la messa a punto della metodologia, sulla scorta delle indicazioni fornite dal Dipartimento Difesa e Coltivazione delle Piante Legnose (Università di Pisa, prof. Lorenzini), nonché per la produzione delle piante di tabacco necessarie alle diverse stazioni, è stata utilizzata inoltre la sede IPLA nell'ambito della collina torinese, per la quale era possibile disporre di dati strumentali di confronto (stazioni fisse di monitoraggio della qualità dell'aria a Torino-Lingotto e a Pino Torinese). 

La possibilità di valutare mediante indicatori vegetali la presenza di ozono, almeno qualitativamente, in siti extraurbani e anche in quota, dove sovente non è possibile installare strumenti di misurazione della qualità dell'aria per problemi di natura varia (necessità di allacciamento alla corrente elettrica, necessità di protezione della strumentazione, difficoltà di accesso, ecc.),è molto importante in relazione alla crescente diffusione di questo inquinante sino a soglie di pericolosità anche per la salute umana, come si sta verificando in aree urbane in periodo estivo o comunque in presenza di forte insolazione e di consistenti concentrazioni di precursori nell'aria (ossidi di azoto e idrocarburi). 

Le aree extraurbane soggette a elevata densità di traffico veicolare, che costituisce in tali zone la fonte principale di inquinamento dell'aria (ad eccezione di particolari situazioni locali, quali insediamenti industriali) soprattutto per i precursori dell'ozono, possono risentire della diffusione dell'ozono di produzione "locale" ma anche della diffusione di ozono proveniente da aree metropolitane, come può essere il caso ad esempio della Valle di Susa lungo il cui asse principale risalgono di giorno le brezze di vento che portano con sé anche masse di aria dalla conurbazione torinese e della prima cintura (almeno nella bassa valle). Inoltre, soprattutto lungo i versanti vallivi più esposti a insolazione, in aree extraurbane e in quota è minore l'effetto di "consumo" dell'ozono (coinvolto da altri inquinanti in reazioni chimiche che ne diminuiscono la concentrazione), che invece si fa sentire in prossimità delle sorgenti di emissione dei precursori dell'ozono stesso (ad esempio nelle aree urbane). 

Considerando che si tratta della prima esperienza di biomonitoraggio con tabacco da noi attuata, si può complessivamente esprimere un giudizio positivo sulla fattibilità e sull'attendibilità della metodologia adottata. In particolare si possono evidenziare i seguenti aspetti prioritari: 

  • Buona e soddisfacente risposta della varietà di tabacco utilizzata come sensibile all'inquinamento da ozono (varietà BEL-W3), come testimoniato dal confronto dell'indice di danno fogliare (IDF) registrato settimanalmente su tale varietà rispetto a quello manifestatosi sulla varietà resistente posta negli stessi siti (varietà BEL-B). 

  • Elevata presenza di ozono nel periodo estivo (che è quello in esame in questo tipo di biomonitoraggio) anche in siti extraurbani e in quota: nell'area della collina torinese in particolare, come evidenziato da una parziale sofferenza anche della varietà sensibile durante le settimane più calde e soleggiate del luglio 1995 e come confermato dai dati strumentali dell'ozono delle stazioni fisse di confronto.

  • Elevata sensibilità al mutare delle condizioni di inquinamento con il variare delle condizioni meteorologiche: successivamente a periodi piovosi (frequenti e consistenti nell'estate 1995) l'indice di danno fogliare decresce o quantomeno non si registra un incremento di danno, a conferma dell'abbattimento di elevate concentrazioni di ozono nell'aria ad opera delle precipitazioni. 

  • Possibilità di utilizzare anche siti in quota, dove si temeva inizialmente che le minori temperature ( e soprattutto le maggiori escursioni termiche) potessero rendere troppo difficoltoso lo sviluppo delle piante di tabacco e di conseguenza limitare l'efficacia del monitoraggio. L'esperienza condotta ha dimostrato che, nonostante un minore sviluppo delle piante effettivamente verificatosi, questo tipo di biomonitoraggio è comunque adattabile anche a siti in quota. 

  • Discreta rispondenza del metodo biologico rispetto al monitoraggio strumentale dell'ozono, per le stazioni dove è stato possibile il confronto. È ovvio che si tratta comunque di due metodi concettualmente differenti e che la possibilità di confronto va riportata nell'ambito di tale limite: il monitoraggio strumentale misura "asetticamente" la concentrazione di ozono nell'aria e, grazie ai sensori meteo di cui sono dotate le stazioni di rilevamento fisse o mobili, la correda dei dati meteorologici rilevati in loco e che influiscono sul comportamento degli inquinanti; i risultati sono utilizzati essenzialmente per valutare i rischi per l'uomo. Il monitoraggio biologico invece è sicuramente meno affidabile dal punto di vista quantitativo ma permette di valutare la risposta di un organismo vegetale e quindi gli effetti dell'inquinante su parte dell'ambiente. 

  • Possibilità di accedere a siti altrimenti difficilmente oggetto di monitoraggio, per i motivi già detti, e di estendere la rete di osservazione in modo sicuramente più ampio rispetto al monitoraggio strumentale, soprattutto in termini di investimenti necessari e di costi (decisamente minori nel caso del biomonitoraggio). 

Viceversa, si possono evidenziare i seguenti aspetti critici della metodologia adottata: 

  • Opportunità di dotarsi di un numero elevato di piante adulte (per entrambe le varietà ma soprattutto per la BEL-W3) da posizionare in ciascun sito, in modo da compensare il minore sviluppo delle singole foglie (soprattutto in montagna e/o in caso di andamento meteorologico meno favorevole) con un maggiore numero di esemplari su cui effettuare la valutazione dei danni (indice di danno fogliare medio settimanale ). 

  • Necessità di idonee strutture, preferibilmente celle climatizzate e dotate di filtrazione per l'eliminazione dell'ozono (non possibile nell'esperienza condotta), e di tempi lunghi per la produzione delle piante stesse prima della loro esposizione nei siti di monitoraggio. 

  • Necessità di preparare idonee strutture (reti ombreggianti ben fissate al suolo e possibilità di bagnatura delle piante) nei siti di monitoraggio, oltreché della disponibilità di terreno per piazzare tali strutture. 

  • Onerosità, in termini di tempo e di manodopera, delle fasi di produzione delle piante e delle successive fasi di controllo nei siti di esposizione (bagnature in funzione dell'andamento meteo, controllo dello sviluppo di gasteropodi, ecc.) 

  • Soggettività dell'interpretazione dei danni fogliari in funzione dell'operatore. A tale proposito è inoltre indispensabile disporre di buon materiale da riproduzione fotografica di confronto. 

  • Difficoltà di attuazione del monitoraggio, e minore attendibilità della metodologia, in caso di maltempo prolungato durante il periodo estivo (non prevedibile al momento della produzione delle piante di tabacco in quanto occorrono circa due mesi dalla semina all'ottenimento di piante adulte). 

Proposta di prosecuzione dell'attività 

A conclusione delle considerazioni esposte si ritiene utile proseguire questo tipo di biomonitoraggio, che del resto si sta notevolmente sviluppando anche in altri Paesi (anche in aree extraurbane montane, vedi cap. 2.3.2). All'uopo si propongono i seguenti suggerimenti operativi: 

  • Estensione sul territorio regionale del biomonitoraggio dell'ozono, previa individuazione di siti di interesse per gli effetti dell'inquinante sia sull'uomo sia sulla vegetazione. A tale fine sarebbe opportuno scegliere siti con caratteristiche differenti in funzione dell'uso del suolo, della morfologia ed orografia, della differente distanza da sorgenti di emissione di precursori dell'ozono, ecc. A nostro parere occorrerebbe individuare almeno tre tipologie di sito: urbani, rurali, montani. 

  • In relazione al punto precedente occorrerebbe selezionare i siti sulla base anche della direzione prevalente locale del vento, sia per una migliore interpretazione dei dati di biomonitoraggio sia per identificare effetti eventuali di trasporto inquinanti da altre sorgenti anche lontane. Sarebbe opportuno disporre, in proposito, di conoscenze meteorologiche appropriate. 

  • Miglioramento della possibile valutazione quantitativa dell'ozono anche in siti dove non esistono, e non sono prevedibili, sistemi strumentali di misurazione delle concentrazioni di ozono. All'uopo sarebbe necessaria una preliminare, o contemporanea, fase di confronto sistematico dei dati di biomonitoraggio con dati strumentali di stazioni esistenti (fisse o mobili), sulla base di un accordo di programma con le strutture preposte a tali controlli.

  • Valutazione della possibilità di utilizzo di plantule sensibili di tabacco (kit di biomonitoraggio, messi a punto dallo stesso Dipartimento universitario già citato) in alternativa alle piante adulte, per una riduzione dei tempi e dell'onerosità sia di produzione delle piante sia dell'esecuzione del biomonitoraggio stesso (è sufficiente circa una settimana contro un mese, minimo, per le piante adulte ). Sarebbe opportuna una fase preliminare di confronto delle due metodologie, utilizzando gli stessi siti (di cui alcuni possibilmente dotati di controllo chimico dell'inquinamento da ozono). 

  • Ottimizzazione delle risorse operative disponibili sul territorio per l'esecuzione di campagne di biomonitoraggio in periodo estivo. Sarebbe utile, una volta scelto e messo a punto definitivamente il metodo di indagine, formare in merito del personale già esistente a livello locale (ad esempio presso gli enti Parchi per quanto riguarda le aree extraurbane e soprattutto vallive) per la valutazione del danno e per curare le operazioni necessarie a corollario (irrigazione, controllo di gasteropodi, sostituzione delle piante danneggiate da grandine, ecc.). Si ritiene importante anche un confronto tra operatori differenti sul territorio, per ridurre la soggettività di interpretazione del danno fogliare. 

  • Opportunità di fare coincidere i periodi di monitoraggio (dal momento della posa in loco dei bioindicatori vegetali alle diverse cadenze prestabilite di lettura del danno fogliare) in stazioni differenti ai fini di una migliore confrontabilità dei risultati rispettivi (nel caso di utilizzo di piante adulte, ciò comporta la disponibilità di un numero iniziale di esemplari allo stesso stadio di sviluppo da posizionare nei siti). 

 

APPLICAZIONE DEI MODELLI DI DISPERSIONE ATMOSFERICI 

 

Considerazioni metodologiche 

Nel corso del quinto anno si è concluso il corso di formazione sui modelli computerizzati di dispersione degli inquinanti atmosferici (vedi cap.3, 5° anno), attivato dall'IPLA e tenuto dai Prof. Cancelli e Chiocchia del Politecnico di Torino. AI corso ha partecipato anche parte del personale del L.S.P. di Grugliasco competente in materia di qualità dell'aria. 

Sono stati acquisiti dall'IPLA presso I'N.T.I.S. (National Technical Information Service - U.S. Department of Commerce) distributrice del software prodotto dall'E.P.A. (U.S. Environmental Protection) alcuni modelli di simulazione di dispersione, tra questi i più adatti ai problemi da trattare sono risultati ROADWAY, HIWAY-2 e VALLEY. Questi tre modelli, pur avendo un approccio simile al problema (sono infatti tutti modelli euleriani gaussiani o alle differenze finite) permettono di analizzare le stesse situazioni sotto diversi aspetti. 

ROADWAY analizza la regione nelle immediate vicinanze dell'autostrada tenendo conto del contributo delle scie delle auto e, opzionalmente, delle reazioni chimiche coinvolgenti gli ossidi d'azoto, l'ossido di carbonio e l'ozono. 

HIWAY-2, valutando le concentrazioni di inquinanti emessi da un'arteria stradale in punti esterni ad essa (ricettori), è utile in tutti quei casi in cui le concentrazioni d'interesse sono ricercate ad una sufficiente distanza dalla strada (oltre 100 metri, come ordine di grandezza); per altro non contempla in alcun modo l'effetto della scia dei veicoli sui processi di dispersione. 

VALLEY stima le concentrazioni medie in un dato periodo dell'inquinante emesso da un gruppo di sorgenti (fino a 50) disposte in una zona collinare o montagnosa. 

L'applicazione, effettuata nell'ambito della ricerca, dei modelli di simulazione (ROADWAY e HIWAY-2) ad alcuni casi reali (siti di Avigliana e di Salbertrand in Valle di Susa) permette alcune considerazioni finali sull'efficacia e l'applicabilità degli stessi. 

Come prima osservazione occorre evidenziare che questi modelli si basano su situazioni morfologiche tipiche dei paesi d'origine, ovvero gli Stati Uniti, caratterizzati da arterie stradali molto ampie, inserite in zone prevalentemente pianeggianti; riportare tali simulazioni nel contesto dell'area di studio comporta quindi una scelta oculata delle aree di traffico da analizzare, per escludere situazioni orografiche troppo complesse, nonché la modifica forzata di alcuni parametri richiesti in ingresso dai modelli (numero delle corsie stradali, ampiezza degli spartitraffico, ecc.). 

Altro elemento fondamentale per il buon funzionamento dei modelli è la disponibilità di dati di traffico e soprattutto di dati meteorologici affidabili e rilevati secondo le esigenze delle simulazioni, quali, ad esempio, due temperature rilevate ad altezze differenti di cui la superiore coincidente con il rilevatore di velocità e di direzione del vento. Mentre nei paesi in cui questi modelli sono stati messi a punto i dati richiesti sono disponibili presso gli organi preposti, nel nostro paese sono spesso inesistenti e comunque insufficienti. L'utilizzo dei modelli in tali condizioni richiede quindi una fase iniziale di calcolo approssimato dei dati mancanti, la cui attendibilità è strettamente dipendente dalla conoscenza dei fenomeni meteorologici oltreché dei modelli stessi. 

Da quanto sopra deriva l'impossibilità di applicare tali modelli in qualunque luogo e in qualunque situazione; la scelta dell'area di studio è infatti subordinata alla possibilità di poter disporre dei dati di ingresso necessari, o di poterli approssimare con un buon grado di attendibilità; occorre comunque tenere conto che fenomeni di brezza, tipici delle zone vallive e legati all'alternarsi di riscaldamento e raffreddamento dell'aria lungo i versanti, non sono sinora presi in considerazione da alcun modello, riducendo ulteriormente I'applicabilità dei modelli a situazioni orografiche complesse. 

I casi analizzati nel corso della ricerca riguardano i siti di Avigliana e Salbertrand in Valle di Susa, scelti sia per le differenti caratterizzazioni geomorfologiche, sia per la disponibilità di dati atmosferici e di traffico rilevati in loco e anche per la possibilità di confrontare, almeno parzialmente, i risultati delle elaborazioni con i dati rilevati nel corso delle campagne di monitoraggio effettuate dall'L.S.P. di Grugliasco. 

Una credibile valutazione dei risultati ottenuti richiede infatti la possibilità di mettere in relazione i dati ricavati dalla simulazione con quelli misurati strumentalmente nelle stesse località e negli stessi periodi. Sarebbe inoltre auspicabile poter disporre di un numero di sperimentazioni sufficientemente elevato in modo da poterne ricavare considerazioni di tipo statistico altrimenti impossibili. 

A conclusione del lavoro riteniamo di poter dare un giudizio positivo sull'utilizzo dei modelli di simulazione, che permettono una valutazione immediata e facilmente interpretabile dei fenomeni di dispersione di inquinanti, sia come analisi di situazioni esistenti, sia come previsioni di situazioni future. 

 

Proposta di prosecuzione delle attività 

Come evidenziato nel paragrafo precedente l'applicazione dei modelli di simulazione ai casi reali ha rivelato alcune difficoltà legate sia all'ambiente fisico cui dovevano essere adattati sia all'inesperienza e alla mancanza di dati di confronto. 

La prosecuzione del lavoro permetterebbe una sperimentazione più diffusa sul territorio e quindi la possibilità di affrontare situazioni geografiche e meteorologiche diverse, affinando così l'esperienza dell'operatore e consentendo una più accurata valutazione dell'efficacia del mezzo. 

Dedicando ulteriore impegno alla raccolta e all'elaborazione di una più ricca massa di dati, si potrebbero inoltre raggiungere risultati tali da poter mettere in evidente correlazione la dispersione degli inquinanti con differenti situazioni atmosferiche e di traffico per periodi più lunghi e differenziati. 

Restano comunque aperti alcuni problemi non sempre facilmente risolvibili: quali, ad esempio, la cronica mancanza di strutture di monitoraggio ambientali, di cui è sempre più necessario promuovere I'affidabilità e la diffusione sul territorio. E' pur vero che i modelli considerati risultano comunque difficilmente rapportabili alla geografia di buona parte del nostro territorio. Riteniamo utile segnalare che presso il Politecnico di Torino gli stessi docenti che hanno curato il corso da noi seguito, sono stati relatori, nel dicembre 1996, di una tesi di laurea dal titolo "Diffusione di inquinanti in una brezza catabatica", la cui finalità è appunto l'adattamento del modello ROADWAY, da noi utilizzato, a situazioni orografiche montane o vallive (Valle di Susa), dove con brezza catabatica si intende brezza notturna. Sarebbe quindi significativa l'applicazione del programma così modificato alle situazioni analizzate nell'ambito del progetto, verificando eventuali variazioni dei risultati fin qui ottenuti. 

Un ulteriore sviluppo della sperimentazione potrebbe prevedere la collaborazione con la Provincia, dipartimento Ambiente, che nel 1996 ha acquisito tre modelli di simulazione: Minerve (costruzione di campo di vento su orografie complesse) Hermes e Spray (modelli di studio di dispersione di inquinanti), prodotti dalla società ARIA in collaborazione con I'ENEA e con l'Enel. Tali modelli, di cui abbiamo seguito il corso nel marzo 1996, differiscono da quelli da noi utilizzati, sia come approccio metodologico che come rappresentazione dei fenomeni atmosferici: sarebbe quindi interessante una fase di confronto con quanto elaborato nel corso della presente ricerca. 

 

MONITORAGGIO DELL'INQUINAMENTO ACUSTICO

 

Considerazioni di metodo 

L'esperienza di monitoraggio dell'inquinamento acustico realizzata tramite la collaborazione del L.S.P. di Grugliasco (Sezione Fisico-lmpiantistica) in Valle di Susa è da considerare positiva e soddisfacente. Infatti in circa 10 stazioni, dislocate come già visto lungo l'intero asse vallivo e rappresentative di situazioni differenti, è stato possibile effettuare brevi campagne di rilievo ripetute in almeno 2 anni diversi, con risultati che evidenziano la criticità della situazione nella maggior parte delle stazioni (livelli di rumore ambientale prossimi o superiori ai limiti normativi previsti dal D.P.C.M. del 1/3/1991 , per quel tipo di aree, distintamente diurno e notturno). 

Per l'area Cuneo- Tenda, dove è stata condotta una sola campagna in un sito extraurbano (a cura della I.P.S.E. S.r.l. di Torino), non si possono esprimere giudizi in quanto occorrerebbe disporre di un numero di dati sicuramente più elevato. 

Si ritiene la metodologia utilizzata sufficientemente adeguata, anche se un parere più completo dovrebbe essere richiesto alle strutture pertinenti: si tratta infatti di un monitoraggio che esula decisamente dalle competenze dell'IPLA. 

Anche i parametri principali scelti per la valutazione del rumore ambientale, nelle esperienze effettuate, sono significativi e normalmente utilizzati in questo tipo di caratterizzazioni: livello equivalente ponderato A, che esprime l'energia sonora media ricevuta durante il periodo di misurazione, e livelli statistici L10 e L90, che indicano rispettivamente il rumore di picco e il rumore di fondo. 

Di seguito si evidenziano gli aspetti più critici, in termini operativi, per l'esecuzione dei rilievi di inquinamento acustico: 

  • Necessità di disporre di strumentazione portatile di rilevamento in numero di unità sufficienti per eseguire misurazioni parallele, o almeno a distanza temporale ragionevole, per un confronto tra postazioni diverse. Tale disponibilità può essere molto variabile in funzione della dotazione delle strutture territoriali operanti in questi ambiti, nonché della programmazione di interventi sul territorio ad altri fini. 

  • Necessità di allacciamento alla corrente elettrica, nonché di protezione dei siti onde evitare danneggiamenti o furti delle attrezzature (come verificatosi nell'area Cuneo- Tenda). Di conseguenza occorre una preliminare indagine sul territorio, per verificare la disponibilità nei siti che si ritengono di interesse. 

  • In relazione al punto precedente, si evidenzia la difficoltà di eseguire rilevazioni di rumore ambientale in aree extraurbane sprovviste di abitazioni o comunque di edifici interessati da attività antropica (in effetti quasi tutte le misurazioni eseguite sono state realizzate utilizzando balconi di abitazioni, sedi di attività commerciali, ecc.). Del resto questo tipo di monitoraggio risulta significativo soprattutto nei confronti dell'impatto sull'uomo, anche se sarebbe interessante valutare situazioni di disturbo anche nei confronti di comunità animali (effetto barriera causato dalle strade, che interrompono il territorio disponibile per gli animali). 

  • Difficoltà di corrette registrazioni in caso di concomitanti eventi di precipitazione atmosferica (soprattutto pioggia intensa o comunque passaggio di veicoli su manto stradale bagnato, a causa dell'interferenza sui livelli di rumore misurato), che possono comportare l'annullamento della campagna di monitoraggio e quindi incrementare l'onerosità, e i costi, del monitoraggio da completare. 

 

Proposta di prosecuzione delle attività 

Per la Valle di Susa, a giudizio dello stesso L.S.P. le campagne condotte possono generalmente ritenersi sufficienti in termini di numero e di durata rispettiva. Si propongono comunque alcuni criteri correttivi per lo sviluppo delle attività, che potrebbero riguardare anche altre aree del territorio regionale dove prevale il traffico veicolare come fonte principale di inquinamento acustico: 

  • Effettuazione di più rilevamenti nell'arco dell'anno, in modo da identificare periodi con caratteristiche di traffico differente (periodi di transito "normale", punte di transito dei veicoli leggeri in occasione di festività e di esodi legati al turismo, ecc.). La durata di ciascuna campagna di rilevamento dev'essere almeno di una settimana. 

  • Necessità di monitoraggio automatico o semi automatico dei transiti veicolari in concomitanza con i rilevamenti acustici, ai fini anche di una identificazione del contributo apportato dai diversi tipi di veicoli (almeno leggeri e pesanti). Tale attività comporta oneri aggiuntivi al monitoraggio, anche in termini di richieste di autorizzazioni alle strutture che gestiscono gli assi viari, che si ritengono tuttavia indispensabili; la registrazione manuale dei transiti per periodi di 10 minuti giornalieri, come avvenuto un anno in alcune postazioni in Valle di Susa, non é infatti significativa. 

Valutazione dell'opportunità di misurare i livelli di rumore ambientale, in uno stesso sito, a distanze crescenti dall'asse stradale (lungo ad esempio un transect rispetto a ciascun lato della strada) e a quote crescenti dal piano stradale stesso (almeno due quote), per verificare come varia il livello di rumore ambientale allontanandosi lateralmente e verticalmente dalla sorgente inquinante. Tecnicamente questi rilievi sono possibili e sono stati ad esempio effettuati dal L.S.P. di Grugliasco per altri programmi di intervento sul territorio; si tratta di identificare le possibilità operative e di individuare i siti più idonei (anche un solo sito per area potrebbe essere sufficiente) nel senso di uso del suolo alle differenti distanze dalla strada e conseguente significatività di impatto da inquinamento acustico. 

 

MONITORAGGIO DELLE ACQUE DI RUSCELLAMENTO STRADALE 

 

Considerazioni metodologiche 

I risultati derivanti dalle attività sperimentali di monitoraggio e le esperienze acquisite nella conduzione delle attività stesse portano all'individuazione di alcuni vincoli, che limitano la qualità dei dati ottenuti e delle informazioni che si possono trarre in merito. 

In particolare tali vincoli riguardano la difficoltà di standardizzazione delle procedure di monitoraggio, in termini di: 

  • scelta dei punti di prelievo 

  • attrezzature e procedimento fisico di campionamento 

  • conoscenza e descrizione delle caratteristiche del refluo (acqua di ruscellamento) e dei corpi idrici ricettori 

  • frequenza dei prelievi

  • descrizione delle caratteristiche dell'evento di precipitazione 

La scelta di idonei punti di prelievo risulta importante sia per gli aspetti di rappresentatività dei campioni, sia per ragioni di accessibilità agli operatori sul campo. Infatti é importante poter valutare, anche in modo approssimativo, la superficie di carreggiata sottoposta a dilavamento che interessa il punto stesso di prelievo. 

La questione dell'ubicazione e dell'accessibilità risulta inoltre non di poco conto se si tiene presente che i prelievi non avvengono secondo criteri definiti a priori ma secondo tempistiche legate alle condizioni meteorologiche. Sovente chi effettua il campionamento deve essere disponibile e pronto ad operare in tempi brevi, per poter realizzare campionamenti significativi entro un determinato lasso di tempo dall'inizio dei fenomeni di precipitazione atmosferica. 

Le attrezzature di prelievo tradizionalmente utilizzate per monitoraggi di acque di varia origine possono essere inadeguate in caso di scelta di reflui a bassa portata; é necessario procedere in tali casi con cautela, onde evitare di introdurre nel campione materiali solidi di origine estranea al flusso dell'acqua di ruscellamento stradale. In questo caso occorrerebbe definire una stima della portata stessa del ruscellamento, come in effetti si è cercato di operare nel corso delle attività, ai fini di una migliore valutazione degli effetti sui corpi idrici ricettori. 

L'onerosità delle attività di campionamento comporta la limitazione del numero di campioni possibili per la caratterizzazione delle acque di ruscellamento. La frequenza ideale sarebbe infatti quella coincidente con tutti gli eventi di precipitazione di una certa consistenza, con effettuazione di più campionamenti sequenziali a partire dall'inizio della pioggia, distribuiti a loro volta in un arco temporale conforme alla durata della singola precipitazione. 

Tale procedimento richiede pertanto un eccessivo impegno di risorse operative, non compatibile con le strutture degli enti territoriali esistenti che hanno sinora provveduto alle attività di prelievo. Si tenga infatti conto che, nonostante la notevole disponibilità offerta dal personale tecnico degli enti collaboranti, il numero e la tipologia dei campioni complessivamente prelevati hanno consentito unicamente di individuare alcuni aspetti di natura generale sulle caratteristiche di tale forma di inquinamento ambientale, come visto per entrambe le aree esaminate (Valle di Susa e Cuneo- Tenda). 

La standardizzazione delle procedure di monitoraggio e la descrizione di alcuni parametri ambientali (portata, durata e intensità della precipitazione) sono aspetti fondamentali per l'interpretazione dei risultati, in particolare per alcuni parametri analitici. 

Ad esempio parametri quali i materiali sedimentabili e i materiali in sospensione, con i relativi inquinanti di tipo organico ed inorganico presenti nella frazione solida del campione, sono fortemente dipendenti da variabili quali la portata del refluo e le caratteristiche fisiche del punto di prelievo. 

Altri parametri, come ad esempio i cloruri, il sodio e il calcio, sono importanti per la determinazione di inquinamento indotto dallo spandi mento di sali antigelo (almeno nella stagione invernale); é perciò opportuno definire una strategia di campionamento che tenga conto della frequenza ed entità di tali operazioni. 

 

Proposte di prosecuzione del monitoraggio 

A conclusione delle considerazioni esposte si ritiene utile proporre, per un'eventuale prosecuzione di attività in questo ambito, la scelta di due principali criteri di monitoraggio: 

  • Un primo criterio deve essere finalizzato unicamente al prelievo manuale per rilevamento di fenomeni acuti, ottimizzando i campionamenti in modo da renderli molto significativi per lo studio. A tale proposito e fondamentale, oltre ad una scelta accurata dei punti di prelievo più idonei, l'effettuazione di prelievi nel corso della prima precipitazione dopo un lungo periodo di siccità. 

  • Un secondo criterio, più rigoroso, non può che ricorrere a sistemi automatici di prelievo con elevata frequenza di campionamento. In questo caso potrebbe essere sufficiente I'individuazione di una sola postazione per area di studio, laddove la stessa sia descrivibile secondo i criteri visti in precedenza, in cui progettare la costruzione di una stazione fissa di monitoraggio. In aggiunta ad un campionatore automatico, reperibile in commercio per acque di scarico e da adattare per campionare acqua di ruscellamento, si dovrebbe predisporre in questa stazione anche una centralina meteorologica fornita di alcuni sensori di base (ad esempio per temperatura e pressione dell'aria) nonché un sistema di rilevazione pluviometrica e di campionamento delle deposizioni atmosferiche, ai fini di un confronto delle caratteristiche chimico-fisiche delle precipitazioni con quelle dei campioni di acqua di ruscellamento. 

I campioni così raccolti dovrebbero essere suddivisi in due classi, in funzione delle esigenze di caratterizzazione analitica: 

  • Analisi di tipo descrittivo. La maggior parte dei campioni potrà essere sottoposta a un numero limitato di determinazioni analitiche, dando la preferenza ad indicatori sensibili (ad esempio pH, conducibilità, anioni) per la descrizione delle variazioni dell'inquinamento durante ogni precipitazione. 

  • Analisi di approfondimento. Su un gruppo ristretto di campioni, coincidenti con i prelievi durante le precipitazioni di maggiore interesse, si dovranno effettuare determinazioni analitiche più complete; in particolare é necessario migliorare la caratterizzazione della componente organica, su volumi di campione di almeno un litro, con analisi di tipo qualitativo mediante tecniche appropriate quali la spettrometria di massa. Su questi campioni si dovrà inoltre procedere alla determinazione dei principali metalli pesanti. 

 

MONITORAGGIO DELLE DEPOSIZIONI ATMOSFERICHE

 

Considerazioni metodologiche 

L'esperienza di monitoraggio delle deposizioni atmosferiche, mediante campionatori automatici, é stata introdotta in Valle di Susa al 4° anno di progetto con riguardo a due stazioni: una a fondovalle a ca. 100 m dall'autostrada A32 (Salbertrand ex- vivaio forestale) e una, già esistente e seguita dall'Istituto Italiano di Idrobiologia (C.N.R. - Verbania/Pallanza), in quota come stazione di riferimento nel Parco del Gran Bosco di Salbertrand (Alpe Le Selle). 

Si ricorda che per la stazione in quota le attività di pertinenza dell'IPLA hanno riguardato solamente le deposizioni umide - precedentemente non raccolte in questo sito - mentre la gestione di quelle secche era curata dall'Istituto già citato, nell'ambito della rete di osservazione delle deposizioni atmosferiche sul territorio italiano. 

La descrizione delle attività e della loro organizzazione, che ha richiesto la collaborazione dell'ente Parco per i prelievi e del L.S.P. di Grugliasco per le analisi di laboratorio, nonché i risultati e le elaborazioni condotte, con i relativi commenti, sono stati presentati per esteso in questa relazione (vedi cap. 2.6 5° Anno). 

Sulla base della disponibilità di un intero anno di dati (1995) e dei primi tre trimestri dell'anno successivo (1996), si può esprimere un primo giudizio positivo su questo tipo di monitoraggio ai fini dello studio e sulla metodologia di indagine adottata. 

Con riferimento ai risultati ottenuti e ai criteri metodologici si possono evidenziare i seguenti aspetti: 

  • Validità dell' individuazione di una stazione in prossimità della strada e di una stazione di riferimento in quota. In effetti il confronto tra le due stazioni permette di rilevare, con le dovute eccezioni, un maggiore impatto da traffico a fondovalle per la maggior parte dei componenti analizzati e soprattutto per quelli più legati al traffico stesso (nitrati e solfati tra gli anioni, metalli pesanti, composti organici) e ad operazioni di manutenzione stradale indotte dal traffico (sodio e cloruri nella stagione invernale). 

  • Idoneità del campionatore automatico di tipo "wet and dry", che permette la raccolta separata delle deposizioni secche ed umide e dunque una migliore valutazione dell'apporto dei differenti componenti in funzione del diverso tempo di campionamento. D'altra parte l'orientamento attuale in questo tipo di studi, ad esempio per la valutazione dell'impatto sulla vegetazione forestale indipendentemente dal tipo di fonte inquinante, pare rivalutare tale tipologia di campionatori rispetto a quelli di tipo "bulk" (raccolta indifferenziata delle deposizioni) o alla sola raccolta delle deposizioni secche. 

  • Validità della scelta dei componenti analitici: normalmente infatti vengono determinati solamente i cosiddetti "parametri standard", mentre in questa esperienza era importante potere caratterizzare anche l'apporto di metalli pesanti e di composti organici, in relazione al loro legame con le emissioni veicolari. In presenza di sufficienti volumi di campione é stato possibile rilevare anche questi parametri. 

  • Elevato riscontro all'organizzazione delle attività impostata dall'IPLA, grazie alla collaborazione sul territorio degli enti già citati. 

Per quanto concerne invece gli elementi critici riscontrati nel corso delle attività, si possono rilevare i seguenti punti deboli: 

  • Necessità di siti accessibili e provvisti di: allacciamento alla corrente elettrica, possibilità di ricovero per le attrezzature di gestione (acqua distillata e strumenti idonei per il lavaggio periodico e per la misurazione dei volumi di precipitazione raccolta), sistemi di protezione e di sorveglianza per il campionatore, eventuale centralina meteo di riferimento (per il controllo delle precipitazioni durante l'anno). 

  • Onere economico per l'acquisto del campionatore, in particolare se dotato di recipiente di raccolta in vetro per le deposizioni umide (come nel caso di Salbertrand) onde evitare cessioni di sostanze indesiderate e interferenze sulla determinazione dei composti organici. Occorre comunque segnalare che queste attrezzature sono eventualmente rilocabili in altre postazioni di interesse e ciò compensa l'onere di investimento. 

  • Onerosità delle fasi di prelievo e di analisi, e necessità di consistenti volumi di campione per la determinazione dei microinquinanti. Nel primo caso la questione é risolvibile con una buona organizzazione territoriale delle attività, previo interesse delle strutture cui si richiede la collaborazione, nel secondo caso occorre stabilire un compromesso tra la necessità di effettuare una gamma di determinazioni più ampia possibile e quella di valutare almeno i composti più significativi come indicatori dell'inquinamento in esame. 

  • Necessità di manutenzione specializzata periodica al campionatore: fase critica soprattutto durante il periodo invernale, quando l'accessibilità ai siti può essere ridotta e viceversa, a causa del freddo o della neve, si possono manifestare frequenti inconvenienti al sistema di apertura/chiusura del campionatore, con conseguente possibile invalidazione dei campioni raccolti. Soprattutto in stazioni alpine o subalpine, é comunque necessario prevedere almeno un sistema di riscaldamento dei sensori che controllano il funzionamento del campionatore. 

  • Ridotta efficienza, in termini di tempi necessari e di minore controllo della situazione, del sistema di caricamento e validazione dei dati analitici a cura di un operatore esterno alla rete organizzativa del monitoraggio (limitatamente ai parametri standard secondo i criteri della rete RIDEP = Rete Italiana per lo studio delle DEPosizioni atosferiche). Questo aspetto é facilmente migliorabile, acquisendo o predisponendo il programma informatico idoneo. 

 

Proposta di prosecuzione del monitoraggio 

Si ritiene indispensabile un proseguimento delle attività di monitoraggio, negli stessi siti individuati. A tale fine, e anche per eventuali iniziative analoghe in altre aree, si ritengono opportuni i seguenti accorgimenti: 

  • Programmazione di lunghi periodi di osservazione, in termini di anni, con l'obiettivo di compensare la variabilità dei dati analitici riscontrabile in uno stesso sito e la perdita di campioni per cause varie (guasti al campionatore, inaccessibilità del sito, limitato volume del campione e conseguente mancata analisi di parametri di interesse, ecc.). 

  • Predisposizione degli interventi di campiona mento secondo gli stessi tempi già utilizzati: cadenza mensile per le deposizioni secche, cadenza settimanale (almeno per il controllo dei volumi di precipitazione e per le operazioni di lavaggio del recipiente relativo) per quelle umide. 

  • Opportunità di rivedere la metodica analitica per la determinazione dell'alcalinità totale nei campioni. La metodica utilizzata é infatti idonea per altri tipi di campioni acquosi (acque potabili, di scarico, ecc.) ma non sufficientemente accurata per questo tipo di campioni, come evidenziato dallo stesso Istituto Italiano di Idrobiologia. Si tratta di prevedere l'eventuale acquisizione di strumentazione più sofisticata per la dotazione dei Laboratori territoriali o di stabilire un accordo con altre strutture abilitate. 

  • In relazione al punto precedente, é indispensabile promuovere il coordinamento delle strutture territoriali che operano in tali ambiti e, come già si verifica per il L.S.P. di Grugliasco, I'intercalibrazione analitica attraverso l'Istituto già citato.

  • Necessità di approfondimento di indagine bibliografica, per un confronto con i dati di monitoraggio relativi ai metalli pesanti e ai composti organici (la letteratura sinora reperita non é peraltro molto estesa). 

  • Valutazione dell'opportunità di prevedere, nello stesso sito, il monitoraggio del suolo sia per la fase solida sia soprattutto per la soluzione circolante (come sperimentalmente effettuato nelle due stazioni in Valle di Susa) ai fini di interpretare il ciclo deposizione - ruscellamento - suolo e di stilare una specie di "bilancion. A tale fine occorre predisporre un programma di attività ad "hocn, prevedendo la collaborazione anche di strutture di ricerca oltreché territoriali. 

Si ritiene utile evidenziare, nell'eventualità di un'estensione dello studio sul territorio regionale, che la raccolta di dati sulle deposizioni atmosferiche é prevista anche dalle più recenti normative sulla qualità dell'aria, ad integrazione dei monitoraggi tradizionali soprattutto in aree rurali e remote. Inoltre alcune disposizioni comunitarie (Direttive CEE per la protezione degli ecosistemi) supportano l'opportunità di sviluppare tali attività, indipendentemente dal fenomeno traffico veicolare, per la valutazione degli impatti sulla vegetazione forestale. In proposito anche in occasione di convegni ed incontri tecnico-scientifici si sottolinea la necessità di approfondire e di coordinare questi monitoraggi almeno a livello interregionale, con l'organizzazione di gruppi di lavoro appositi per la standardizzazione delle metodologie. 

Una possibilità concreta per la stazione di Salbertrand a fondovalle, anche se non prevedibile a brevissimo termine, é data dalla sua integrazione nella rete di stazioni di studio delle deposizioni nell'arco alpino e subalpino italiano (come suggerito informa/mente dallo stesso dott. Mosello dell'Istituto del C.N.R. già menzionato) insieme ad altre stazioni piemontesi. In merito sarebbe indispensabile concordare con la Regione Piemonte, e con la neocostituita struttura A.R.P.A. (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente), un programma pluriennale di interesse sia per la Regione sia per il C. N. R. ; quest'ultimo potrebbe gestire il coordinamento delle stazioni e l'elaborazione/pubblicazione dei dati, mediante resoconti ad ~ esempio annui. In tale modo si incontrerebbero gli interessi sia del C.N.R., che incrementerebbe il numero e la qualità di dati sul territorio del Nord-Italia, sia della Regione che potrebbe usufruire di tali resoconti per la relazione sullo stato dell'ambiente in Piemonte (compito istituzionale previsto a carico della citata A.R.P.A.). 

 

ATTIVITA' SULLA COMPONENTE SUOLO

 

Monitoraggio della componente inorganica e con coppe porose - Cartografia 

Criteri metodologici 

 

Campionamento per il monitoraggio della componente inorganica (metalli pesanti) 

Il metodo dei transect ha risposto bene alle esigenze del progetto, anche se l'individuazione dei siti e la loro rappresentatività ha risentito in parte di fattori di scelta non strettamente vincolati alle caratteristiche territoriali. Le 5 distanze hanno consentito di verificare l'andamento dal massimo di concentrazione (1-5 m di distanza da/la strada) al minimo (oltre 25 m).

 Il campionamento fino a 30 cm è risultato forse eccessivo, anche se all'inizio era necessario verificare l'eventuale approfondimento dei metalli pesanti lungo il profilo. Si è poi confermato che gran parte dell'apporto esogeno si immobilizza nei primi 10 cm: si suggerisce quindi il prelievo soltanto dell'orizzonte superficiale, come eseguito nell'ultimo anno di progetto. 

Il campionamento nei transect vallivi ha seguito la successione pedologica degli orizzonti, quindi ha risentito della variabilità che è presente specialmente in ambito montano legata ai cambi di pendenza e alla differente profondità del substrato. D'altra parte non si può fare a meno di utilizzare questo fondamentale criterio che consente di discriminare il campione sulla base della quantità di sostanza organica. 

 

Analisi per il monitoraggio della componente inorganica

Il problema fondamentale resta la confrontabilità dei dati ottenuti con tecniche diverse. Per il dettaglio di questo argomento si rimanda alle considerazioni conclusive del monitoraggio in esame, espresse nel 5 ° Anno della relazione (par. 2.8.3).

 

Cartografia

Si rimanda alle ampie descrizioni metodologiche riportate nella relazione (par. 2.8.2).

 

Indicazioni finali

Il suolo si dimostra matrice naturale dove è possibile leggere con sufficiente precisione gli andamenti delle concentrazioni dei metalli pesanti scelti come traccianti del fenomeno studiato. Le difficoltà principali di interpretazione sono legate alla variabilità del contenuto naturale di questi elementi nel suolo e alla quantità di sostanza organica. Per ulteriori studi ed indagini sono stati proposti dei livelli di background (vedi par. 2.8.3), mentre nel caso di prelievi di suoli ricchi di sostanza organica si consiglia di valutare il dato in volume, come è stato fatto in questo progetto. 

Come detto già nella relazione del 4° anno e come confermato nel 1° Volume di questa relazione del 5° anno, i livelli registrati sono spesso al di sopra dei background nelle fasce entro 5-10 m dalle strade, ma non raggiungono alti livelli di contaminazione tranne che nel primo metro di distanza. 

Nei transect vallivi vi sono aicuni deboli segni di apporto esogeno, soprattutto di piombo. 

Come misura di sicurezza per evitare l'eventuale traslocazione dei metalli nella catena alimentare dell'uomo si suggerisce: 

  • controllo dell'inquinamento nei pressi o all'interno dei piccoli centri urbani dislocati lungo le arterie stradali, ove si possono concentrare maggiori quantità di inquinanti in orti e giardini. 

  • Verifica dell'inquinamento in fasce di lunghezza 100-200 m e di larghezza 1-10 m, fino a 10 cm di profondità, lungo gli assi stradali già oggetto di indagine ed eventualmente lungo nuove strade, per la determinazione di Pb e Cd.

  • Campionamento di controllo ogni due anni presso le stazioni di Susa, Villarfocchiardo, Borgo S.Dalmazzo, Limone P.te, Solcio (fino a 10 m dalla strada e a 10 cm di profondità). 

Per quanto riguarda la tutela dell'ambiente coltivato si propone quanto segue: 

  • Divieto di fienagione in una fascia larga 2 m a partire dal bordo della strada. 

  • Divieto di coltivazioni in una fascia larga 5 m a partire dal bordo della strada. 

Tali misure vengono suggerite in base ai dati sul suolo e possono subire eventuali modifiche in base ai dati sulla vegetazione. In proposito occorrerebbe disporre anche di valutazioni specifiche legate ai meccanismi fisiologici vegetali. 

 

Ipotesi per una continuazione del lavoro

Sulla base delle metodologie utilizzate e dei dati rilevati in questi cinque anni di lavoro, possiamo proporre un'attività futura che abbia come obbiettivo finale lo stato di inquinamento dell'ambiente e la definizione del livello di rischio per tutto il territorio extraurbano regionale.

Il lavoro sarà basato essenzialmente sullo sviluppo della rete di monitoraggio mediante campionamenti (carotaggio, coppe porose), come in parte già indicato nel paragrafo precedente e nel prospetto relativo alla sintesi dei risultati per il suolo, e sul telerilevamento da satellite. In particolare quest'ultima tecnica innovativa consentirebbe di valutare lo stato fitosanitario della vegetazione sfruttando opportuni indici di riflettanza. 

I dati del monitoraggio del suolo, estesi a livello regionale, verrebbe incrociati con le informazioni satellitari sulla vegetazione, confermate con prelievi di campagna su specie coltivate e sensibili. 

La progressiva riduzione del lavoro più costoso di rilevamento, grazie all'informazione satellitare e all'utilizzo dei dati preesistenti, consentirebbe di operare su grandi estensioni territoriali con oneri non particolarmente elevati. 

 

Monitoraggio di inquinanti organici (IPA)

 

Considerazioni sulla significatività dei risultati e metodologiche 

Questa esperienza di monitoraggio é da ritenersi tra le più indicative del progetto, in base a considerazioni sia di tipo metodologico sia di tipo descrittivo dei livelli di inquinamento ambientale per questi microinquinanti nel suolo (idrocarburi policiclici aromatici). 

I risultati ottenuti consentono infatti, per quanto attiene ai livelli di contaminazione riscontrati, di evidenziare i seguenti aspetti prioritari:

  • Situazione di inquinamento da IPA nel suolo di una certa entità, con riferimento ai transects stradali (e alcuni casi nei transects vallivi, probabilmente non imputabili a traffico veicolare), in base a confronti con valori reperiti a livello di letteratura scientifica nonché con limiti di concentrazione derivanti da proposte di linee guida per la bonifica di terreni contaminati da parte di organi amministrativi (Regione Piemonte). 

  • Ambito ristretto delle zone soggette al fenomeno, limitato ad una fascia variabile tra 5 e 25-50 metri dall'asse stradale, come documentato dalla mappatura dei gradienti di concentrazione degli IPA rispetto alla strada in numerose stazioni stradali, peraltro verificati più volte nel corso del progetto pluriennale. 

La metodologia di indagine adottata - per quanto riguarda tecniche di campionamento, preparazione e trattamento del campione, determinazione strumentale - risulta a nostro giudizio valida ed affidabile. 

Le procedure di estrazione con solvente utilizzate, messe a punto appositamente con un lavoro preparatorio preliminare, presentano diversi aspetti vantaggiosi: semplicità, ridotta manipolazione del campione, efficienza di recupero degli analiti. Si ritiene pertanto che tale metodica, sperimentata in una fase in cui non erano ancora ufficiali le indicazioni a livello di normativa tecnica (linee Guida della Regione Piemonte) sia proponibile per una standardizzazione agli organismi preposti all'unificazione e alla certificazione di metodi analitici; si tenga anche conto della fattibilità tecnica dell'adozione di tale metodica dalla maggior parte delle strutture territoriali operanti per i controlli ambientali. 

 

Proposta di strategie operative

In riferimento alla strategia di monitoraggio, in funzione dell'esperienza sinora acquisita nelle aree geografiche oggetto di studio, si può formulare una proposta operativa per lo sviluppo di ulteriori studi in materia, basata sulle seguenti fasi: 

  • Individuazione di aree soggette a forte ricaduta di emissioni veicolari. I criteri per la scelta delle stazioni rappresentative devono dipendere dalla situazione morfologica del territorio, in rapporto alle caratteristiche delle infrastrutture viarie; devono inoltre tenere presente peculiari situazioni meteorologiche e climatiche a livello di microscala. 

  • Esecuzione di campionamenti periodici, con tempistiche di prelievo basate sulle risorse disponibili ma non inferiori alla frequenza annuale. I campionamenti devono essere effettuati con la tecnica del gradiente dalla carreggiata ( da 1 a 100 metri), prelevando almeno il terreno alle distanze di 5, 10 e 25 metri, scegliendo la direzione secondo l'angolo tra la carreggiata e la direzione del vento prevalente (se disponibile). l campionamenti nei transects stradali possono essere limitati allo strato superficiale (0- 10 cm) 

  • Scelta di stazioni di riferimento o "vallive", in abbinamento a ciascuna stazione stradale, per una mappatura della situazione di fondo in quota. L'ubicazione di tali stazioni può essere individuata in funzione delle caratteristiche orografiche e dell'uso del suolo. Il campione deve essere prelevato a livello superficiale nell'orizzonte minerale, in un solo sito per ciascuna stazione valliva. 

Si propone infine di estendere l'ambito di indagine sulla componente organica di inquinamento del suolo, per una migliore comprensione dei fenomeni di ricombinazione dovuta alle reazioni chimiche nei diversi di tipi di suolo e ai possibili effetti sul suolo stesso, e su altre matrici ambientali, in conseguenza dei fenomeni di trasporto e di biotrasformazione nel suolo. 

Lo sviluppo della ricerca in questa direzione richiede la predisposizione di un progetto "ad hoc", con eventuale coinvolgimento di enti di ricerca per una prima indagine di tipo bibliografico a vasto raggio. 

 

ATTIVITA' SULLA COMPONENTE VEGETAZIONE 

 

Considerazioni metodologiche per l'impostazione delle future attività di monitoraggio 

Ci si è già soffermati in passato sull'impossibilità di diagnosticare l'origine dello stress mediante la semplice osservazione delle chiome, sebbene l'esperienza fitopatologica permetta in molti casi di valutare almeno la concomitanza di aggressioni biotiche o abiotiche "classiche". 

Alcuni sintomi specifici, quale l'ingiallimento della chioma in luce sul faggio (molto evidente a Palanfrè) ed in minor misura la carenatur8 fogliare in assenza di stress idrico, sono per contro segnalati come "danni di nuovo tipo", ad eziologja ignota. I lavori più recenti tendono a conferire sempre maggior importanza ai fotoossidanti e, fra questi, all'ozono, di gran lunga il più diffuso; l'elemento, pur instabile chimicamente e quindi estremamente reattivo, diviene alquanto persistente in assenza di recettori ossidabili, spostandosi anche a grandi distanze trascinato nel movimento delle masse d'aria. 

Per un'indagine ambientale volta alla verifica di situazioni d'inquinamento da traffico veicolare o da altre fonti il sistema adottato dalla CEE per l'inventario a livello comunitario e qui ripreso, è utile solo in prima approssimazione per individuare fenomeni acuti, mentre la loro causa è successivamente da chiarire con indagini più mirate. 

Su stazioni predefinite come potenzialmente critiche il monitoraggio secondo questa tecnica può invece rappresentare uno strumento agile e relativamente semplice per verificare l'insorgere di fenomeni anomali sulle piante arboree. 

Se ne consiglia quindi un impiego mirato, mentre resta valida una prima percorrenza panoramica (ovviamente soffermandosi accuratamente su alcuni punti) per l'immediata individuazione di situazioni di crisi. 

Una successiva rete di monitoraggio e/o analisi più approfondite e mirate può essere presupposta coprendo sia i punti individuati con l'esame fenologico e diagnostico di primo approccio sia le aree d'interesse strategico definite grazie ad altre considerazioni: tratti di transito particolarmente intenso, di rallentamento, incroci, improvvise barriere orografiche naturali, sbocchi di tunnel, zone individuate, a seguito di apposita indagine, come soggette ad accumulo di inquinanti. Lo studio meteorologico, dovrebbe permettere anche l'individuazione di zone relativamente remote potenzialmente soggette a ricadute. 

La fase successiva, ovvero di caratterizzazione dei siti in ambiente rurale, potrebbe configurarsi come segue:

  • caratterizzazione pedologica e fitosociologica per la definizione del "momento zero", 

  • analisi chimico-fisica del suolo e dei campioni vegetali, con riguardo particolare ai composti sicuramente derivati dal traffico veicolare (in assenza di altre fonti inquinanti note), ovvero piombo ed IPA in primo luogo;

  • campagna di monitoraggio dell'ozono mediante bioindicatori (tabacco Bel W3 ad esempio) per una verifica almeno qualitativa della sua presenza, da caratterizzarsi possibilmente in seguito per via strumentale per le zone di maggior interesse. 

Lo strumento dell'analisi dell'attività perossidasica appare al momento limitato dalla scarsa esperienza sulle latifoglie e in minor misura anche sulle conifere indigene, e dall'aspecificità della risposta; per una sua applicazione pratica occorre meglio comprenderne la portata sulle specie locali e chiarirne certe evidenti discordanze con l'osservazione di campo. 

Per quanto concerne gli studi lichenologici, possono sicuramente trovare un'utile collocazione in appoggio delle restanti osservazioni quali bioaccumulatori nel caso si desiderino eseguire controlli accurati in zone remote dove la concentrazione degli inquinanti (metalli) sia talmente bassa da non permetterne la quantificazione su matrici vegetali classiche. Per gli aspetti specifici dell'inquinamento da traffico veicolare mancano allo stato attuale dati univoci sulla risposta di questi organismi alle diverse concentrazioni di IPA presenti in atmosfera (fra l'altro variabili nella composizione della miscela da loro costituita), così come è incerta la loro risposta all'ozono, per cui non si ritiene opportuno enfatizzarne l'interesse al fine specifico.